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domenica 12 settembre 2021

Ancora una volta "Fight Club" in tv



Ancora una volta "Fight Club" in tv, seconda serata, divano e sigarette. Bel film tratto da un grande romanzo, aveva ragione su tutto ma non ha cambiato il mondo. Mi chiedo quale sia l'illusione più grande dell'epoca che sto vivendo. La pretesa di sapere tutto? Il protagonismo che ha superato i 15 minuti di notorietà previsti da Andy Warhol? La possibilità di una società davvero democratica? La certezza di un'Apocalisse? Su cosa crediamo di stare lavorando per poi accorgerci che era un'illusione bella e buona? Sapendolo potrei almeno tentare di smontarla.
Togliendomi di dosso la maggior parte delle responsabilità da piccolo borghese ho potuto fare ciò che ho fatto della mia vita, personale e lavorativa. Non ho accettato un tipo di carriera, non mi sono sposato, non ho fatto figli, non ho acceso mutui. Poi le responsabilità mi hanno raggiunto lo stesso ma ho goduto a fare come mi pareva, segretamente aspettandomi una soluzione finale, una ricompensa al mio dissenso. Era un'ottima illusione.
Sono ancora qui, sul divano, un po' insonne, un po' arrabbiato, un po' speranzoso. Vorrei uno scopo, uno qualunque adesso, per non sentire la mia inutile presenza al mondo. Ecco perché ogni volta aspetto una chiamata da fuori, un segno esterno. A forza di seminare vento, oggi, dovrei raccogliere la proverbiale tempesta. Nulla.
Per il resto desidero donne che non ho e maltratto quelle che ho. Un tempo contestavo le madri che dicevano alle loro figlie "lascialo perdere, è un inutile narcisista", ora do loro ragione. È un fatto di correttezza essere sufficientemente sincero, tanto non mi danno ascolto in ogni caso. Le donne che volevo mi avrebbero fatto fare un'altra vita, non questa di certo, perciò è proprio questa che volevo, inutile piangermi addosso. Ho ancora testosterone a quanto pare. Quindi me la prendo con la vita e con nessun altro. Me la prendo con me stesso perché non mi spremo abbastanza e non trovo soluzioni utili. È colpa mia se sopravvivo male in questa società di merda, a sua volta piena di colpe. Ma le mie sono mie e basta. Ho trattato le donne che non ho amato esattamente come la vita tratta ora me, mi pare equo. Solo che le donne da me possono prendere le distanze, sposare un altro, accendere mutui, farci figli - ne ho già viste diverse incinte e fa impressione - mentre io non posso prendere le distanze dalla vita. E nemmeno da me stesso.
Cercando un'occupazione stabile accetto di essere un consumatore, un anti rivoluzionario, un bisognoso qualsiasi che semmai potrà dedicarsi alle riflessioni nel poco tempo libero che gli resta.
In "Fight Club" c'è un piano ben preciso per far crollare la società, instaurare l'anarchia e puntare verso un mondo nuovo senza consumismo né ipocrisia, Tyler Darden sogna metropoli invase dalla natura e uomini e donne vestiti di pelli mentre essiccano carne di cervo al sole. Ma il suo vero se stesso gli impedisce la rivoluzione e trova l'amore in Marla Singer. Crollano i palazzi ma si capisce che quei due metteranno su famiglia, presumibilmente in un mondo non troppo diverso.
Le donne di sessantanni iniziano a guardarmi con la stessa golosità con cui io fisso le ventenni. Sono ancora una volta in un'epoca di mezzo. A volte mi illudo che qualcosa possa cambiare addirittura per me, per quanto penso che ciò che è stato finora è esattamente ciò sarà sempre, per me. Un uomo non lo cambi. Nessun riscatto per chi ha giocato a dadi con la vita, solo una straziante attesa mentre altre donne si allontanano e restano incinte. Me lo merito, non c'è che dire.
Prima si scriveva convinti di avere una possibilità nell'editoria, per sconvolgere qualche ipotesi, destare scalpore, creare traumi, oggi si scrive perché lo fanno tutti, e quelli che verranno pubblicati lo si è deciso prima poiché vendono già sulla carta. Ironico. Anche il cinema si è sgonfiato nel suo potere immaginifico. Cosa riesce ancora a stupirci?
Nulla.
O forse, e questo è un mio pensiero, la cosa che riesce ancora a stupirci è la complessità di un ragionamento, ossia la capacità della mente umana di raggiungere limiti e superarli, andare oltre l'ovvio, il già detto, il già visto e sentito. L'intelligenza, il genio, ecco, il nostro nuovo Messia, ciò che bramiamo, una mente eccelsa che arrivi prima del meteorite che dovrebbe spazzarci via. Dovrebbe, forse, non lo so.

domenica 12 marzo 2017

Il Cinema di Corallo*, Vol.1 “Rose di Titanic è solamente una stronza borghese”

Il Cinema di Corallo*, Vol.1

“Rose di Titanic è solamente una stronza borghese”
sottotitolo: 
Ecco perché vogliamo bene a Leonardo di Caprio



- E’ tornata la primavera, no? - mi fa l’altro giorno Corallo.
- Così pare… - rispondo io guardando gli alberi in fiore fuori dalla finestra.
- Ho voglia di femmine - insiste Corallo.
- Come sempre.
- Più di sempre - dice lui.
- Le femmine sono belle - ammetto io.
- Già.

Nonostante la “Morte di Corallo*”, il mio lato oscuro di tanto in tanto torna a farsi sentire. Soprattutto quando rifletto sull’universo femminile. Cioè spesso e volentieri.

- Arriverà quella giusta - dico io per tenerlo buono.
- Ma tu non fai niente! - s’incazza lui - Stai sempre là a leggere, scrivere, montare video. Non esci quasi mai la sera, che cazzo di vita è?!
- La vita dell’intellettuale del cazzo.
- Bello schifo. Andiamo a spaccare. C’è la luna piena.
- Non adesso, Corallo.
- E quando?! 
- Boh, quando capita. Non ho fretta. Ho imparato ad aspettare. 
- Non ti riconosco più. 
- Ho voglia di sesso anch’io, che ti credi?!
- Menomale, credevo fossi morto da quel punto di vista.
- No, per niente.
- E allora usciamo, partiamo per un’avventura, cazzo-ne-so, andiamo in un posto di mare…
- Corallo e il mare, certo. Non ti ricordi cos’è successo un mese fa?
- Non ho memoria. Io vivo solo nel presente. Cazzo è successo un mese fa?
- Te lo dico io. Sono uscito assieme a un amico per andare in un bar del centro, era il compleanno di un suo collega. Ricordi?
- Niet.
- Arriviamo in zona Porta Romana. Gente sul marciapiede col drink in mano. Altra gente dentro il locale, luci soffuse, musica. Faceva ancora freddo. Fumo una sigaretta, mi guardo attorno, faccio gli auguri al collega del mio amico. Poi prendo un vodka tonic. In effetti c’è qualche ragazza interessante attorno, ma faccio il bravo. Il problema è che hanno iniziato a offrirmi shot di vodka, uno dietro l’altro. E a un certo punto t’ho sentito…
- Chi, io?!
- Già, proprio tu, Corallo. C’è stato un momento che ho sentito la tua presenza farsi strada assieme all’alcool. E mentre me ne rendevo conto stavo già parlando con una tipa appoggiata al bancone, accanto a me. Alta, coi capelli legati a coda, sguardo da birichina. Non ricordo cosa le ho detto, so soltanto che dopo un po’ ho iniziato a provarci, così. E quella faceva la gattina…
- Ora inizio a rivedere la scena, già.
- Ci ho provato di brutto solo per il gusto di farlo. E fino a cinque minuti prima ero serio, giuro. La cosa bella è che la tipa mi dice di avere il ragazzo. “E dov’è?” le chiedo io. “Forse è proprio dietro di te”, fa lei.
- Cazzo sì, mi ricordo!
- Mi guardo alle spalle, nessuno fissa lo sguardo né su di me né sulla gattina in quel momento. Allora mi avvicino un po’ di più, allungo una mano lentamente, e inizio a toccarle il culo.
- E lei?
- Niente, continua a bere il drink succhiando la cannuccia, e ridacchia senza guardarmi in faccia. Si diverte, gioca, ci sta.
- E poi?
- E’ arrivato il ragazzo.
- Porco cazzo, è arrivato sì, ho fatto giusto in tempo a togliere la mano dal culo della tipa. Ricordo di avergli fatto i complimenti al tizio, gli ho detto qualcosa tipo “Ci ho provato ma lei mi ha detto che è occupata con te, scusa zio!”, e quello se l’è bevuta. Ah, ah, ah.
- Ridi, eh?
- Certo, mica è colpa mia se lei era una gattina e lui un coglione.
- Già.
- Godeva a farsi corteggiare e toccare di nascosto.
- E poi mi ha dato un pizzicotto sul sedere, mentre ero girato a parlare col mio amico.
- Le donne sono terribili, no?
- Alle volte, sì.
- Allora partiamo per un’avventura al mare? 
- Corallo, sei troppo condizionato dai film di Hollywood. Anche se non li hai visti le persone ne hanno comunque parlato in ufficio, a cena, a casa di amici, in metro, sui social network. E quelle storie ti sono entrate dentro, ammettilo.
- Sei tu quello che passa il tempo a guardare film. Io vorrei vivere “come in un film”. E’ diverso.
- Appunto, è diverso.
- Non capisco…
- Perché tu non capisci un cazzo, Corallo. Saresti pronto a salire sul Titanic pur di vivere un’avventura, no?
- Già, e portarmi a letto quell’attrice, quella pienotta…
- Kate Winslet?
- Lei.
- Vedi, stai già parlando di un film. “Titanic” del 1997, uno tra i più costosi della cinematografia mondiale. Io l’ho visto quando avevo diciassette anni. Mi ricordo ancora i sospiri delle ragazze in sala, appena inquadravano Leonardo Di Caprio quelle mugolavano. Giuro, sospiri e mugolii. Probabilmente erano anche bagnate. E tu, Corallo, l’hai visto assieme a me quel film.
- Certo.
- E poi l’hai sistemato da qualche parte nella tua ombra corallina. T’ha segnato il destino, te ne rendi conto? Vorresti partire sul “Titanic” come fa Leonardo Di Caprio nel film.
- Cazzo c’entro io con Leonardo Di Caprio?
- Niente, perché tu sei solo un’idea, Nelson Corallo*, nulla di più.
- Sono anche il tuo istinto, fratello.
- Sei una parte del mio istinto. E noi non siamo la stessa cosa. Io sono reale, tu no.
- Ma che c’entra Di Caprio?
- Prima di parlare del biondino devo dire un paio di cose su quella stronza di Rose, la borghese sofficiosa.
- Kate Winslet?
- Lei, che nel film si chiama Rose, sì. La benestante che sale sul “Titanic” col fidanzato ricco e bastardo, Bill Zane, e si porta appresso un milione di valige, quadri preziosi e un gioiellone azzurro che alla fine butta in acqua, ‘sta stronza. Rose è la borghese che vuole fare la ribelle, anticapitalista e zozza a letto. E forse un po’ lo è. 
- Infatti appena vede il biondino si bagna, è il caso di dirlo?
- Si bagna, sia prima che dopo. Comunque Rose sale sul Titanic, vede Leonardo Di Caprio - che è uno che non ha niente, i biglietti per la nave li ha vinti a carte e solo per caso si trova a viaggiare assieme alla tipa ricca - e s’innamora. Ma lei sta in prima classe e lui in terza.
- Però scatta la seduzione tra i due, no?
- Certo, colpo di fulmine, lei magicamente si sente pronta a mandare a puttane la sua ricca famiglia e anche il fidanzato che le ha appena regalato un gioiellone azzurro che vale un capitale.
- Già, il brillocco.
- Insomma, il proletario e la borghese si incontrano sul “Titanic”. Lui una notte la salva perché lei - poverina - voleva buttarsi in mare, troppo disperata, troppo ricca, troppo sotto pressione…
- E poi iniziano a frequentarsi durante la traversata.
- Giusto. Ti ricordi la scena dove fanno sesso la prima volta? Dopo una cena elegante, lui ha dovuto rubare uno smoking per presentarsi al tavolo coi familiari di lei, e a un certo punto scappano in terza classe. Scendono nel cuore della nave, bevono, ridono, ballano coi poveri. Cazzo, nel film la gente in terza classe è tutta allegra! Coi gilet marroni e le camice bianche, immigrati italiani, irlandesi, e chissà chi altri, sembrano la felicità fatta persona. Probabilmente nella realtà là sotto c’era solo odore di sudore, vomito e colera. 
- Già.
- Vabbè, la borghese e il proletario si divertono un mondo ma sono costretti a scappare perché i servi del fidanzato cercano di fermare Rose prima che si faccia portare a letto dal poveraccio…
- Esatto, ma finiscono lo stesso a scopare in una macchina che sta parcheggiata nella stiva del Titanic. 
- Capisci? In una macchina. Dettaglio di non poco conto perché rimanda a tutte quelle scene di film americani dove gli adolescenti perdono la verginità sui sedili posteriori delle automobili dei genitori.
- Cazzo, è vero.
- Fatto sta che il Titanic prende un iceberg e tutto si complica. L’ “inaffondabile” inizia a colare a picco. La nave si spezza in due, quelli poveri muoiono, quelli ricchi vanno sulle scialuppe. Il capitalismo alle volte crolla su se stesso ma la borghesia trova sempre un posto dove mettere il culo, e arrivare comunque in America. 
- Bastardi.
- Anche Rose, no? S’è divertita a fare la pazzerella su e giù ma poi si sistema su una specie di zattera di legno mentre Di Caprio le tiene una mano e tira le cuoia nell’acqua gelata. 
- Cazzo, sì.
- Ma non solo. Quella stronza, alla fine del film, si ritrova il diamantone azzurro in saccoccia.
- Ripetimi la storia del diamante, scusa.
- Allora, c’è ‘sto cazzo di gioiello con una pietra azzurra. Il film parla di un gruppo di ricercatori che lo stanno cercando nella carcassa del Titanic e una vecchia gli sta raccontando tutta la storia. Praticamente è Rose, centenaria, che parla di quel viaggio finito male, dice di quanto amore abbia provato, bla bla bla, e confessa che prima dell’iceberg si era fatta ritrarre nuda proprio con quel diamante addosso.
- Giusto.
- C’è la scena in cui Leo si siede di fronte a lei, perché lei ama l’arte - ‘sta stronza - e con un carboncino la disegna su una pergamena. Lui è l’unico che la vede nuda per la prima volta. Lei è nuda, se stessa, naturale, vera. E ha addosso un gioiello, che poi è il simbolo dell’amore…
- Come il simbolo dell’amore?
- Te lo sto spiegando, cazzo. Tutta la questione del film gira attorno a ‘sto brillocco. Lo stesso che stanno cercando anni dopo i sommozzatori, lo stesso che si ritrova tra le mani Rose dopo che Leo è morto, e lo stesso che lei getta in mare alla fine di tutto. Proprio lei che ha vissuto una vita fatta di viaggi, macchine, cavalli, e ha potuto viverla grazie al sacrificio del pischello di terza classe, che fa? Dona il diamantone ai bambini poveri? Istituisce un fondo per le vittime dei morti in mare? Lo rivende per dare i soldi agli immigrati?
- No, lo butta nel mare, ‘sta stronza!
- Esatto, “Titanic”, transatlantico costoso, film costoso, storia d’amore costosa. Leo perde la vita mentre la borghese campa senza far del bene a nessuno. Quel cazzo di diamante è il simbolo di un amore mai vissuto, tenuto in cassaforte e gettato sul fondo del mare quando si è troppo vecchi e stanchi. Mi ricorda anche la storia triste di Teresa [ vedi “La Morte di Corallo*”, cap. 6, paragrafo 16 ]. E tutti si sono bevuti ‘sta storia come l’apoteosi del romanticismo, ma secondo me è la metafora dell’utilitarismo. 
- Ma come cazzo ti viene in mente?
- Parte dell’analisi del film viene da Slavoj Žižek, filosofo e psicanalista sloveno. Quando stavo a Barcellona ho visto il documentario “The Pervert's Guide to Ideology", di Sophie Fiennes, che parla di ‘sta roba. Invece la teoria del sesso sul sedile posteriore delle macchine e del diamante come simbolo dell’“amore” è mia. 
- Cazzo, che storia.
- Eddai, Corallo, almeno una volta nella vita si incontra la figlia di papà che vuole giocare a fare “la cattiva ragazza” a tue spese ma poi ti molla per mettersi assieme a quelli della sua stessa razza, cioè i ricchi. L’unica cosa che può consolare è che quando lei sarà una vecchia centenaria ripenserà proprio a te, che le hai dato tanta passione, e non al marito che in fondo era un pezzo di ghiaccio che la faceva solo stare tranquilla.
- Che tristezza.
- Non devi essere triste. Sono loro che, in fondo, fanno una brutta fine. Ne abbiamo conosciute diverse così, lo sai. Stanno là ad aspettare che le porti in salvo, come se fosse loro dovuto tutto. Ti guardano e vogliono passione, tenerezza, comprensione, fiducia, forza, fedeltà, ma non fanno nulla, nulla, nulla di nulla. Si sentono al sicuro solamente nel loro ambiente circoscritto di gente fasulla, iper protette, disperate per cazzate immani, mentre altre donne si fanno il culo dalla mattina alla sera. E ce ne fosse mai una che tende la mano e dice “Credo in te”. No, prima si godono la passione, poi tracciano una linea e chiudono il cuore in una cassetta di sicurezza. Fino alla morte.
- La passione è importante.
- La passione non basta, Corallo, l’abbiamo già detta ‘sta cosa.
- E allora?
- Passione e amore. Amore e passione. E l’amore si costruisce in due, in maniera paritaria. Ma con quelle ragazze che sono “innamorate del proprio cappello” [cit. "Titanic", Francesco De Gregori] non c’è niente da fare. Con i borghesi, in generale, non si può mai parlare né d’amore, né d’amicizia, né d’altro. Proprio non ci arrivano quelli là.
- Ecco, lasciamo perdere.
- Lascia perdere tu, Corallo. Probabilmente moriresti congelato nel mare per salvare il culo a una stronza. No?
- Non sono nemmeno così coglione.
- Certo, ma in passato hai fatto correre a me questo rischio. Se ripenso alle mie passioni, allo squilibrio tra me e loro, a quelle ragazze sempre inchiodate ad una posizione di difesa, senza credere che io potessi cambiare e maturare. Incastrate in quella visione hollywoodiana di sacrificio inutile pur di conservare un luogo sicuro, una relazione sicura, una vita mediocre. 
- Le persone orribili vanno comunque avanti. E spesso sono proprio quelle che non credono all’amore, no? Tengono la cosa più preziosa che hanno chiusa in un cassetto oppure in fondo al mare.
- Esatto, e diventano come quelle a cui noi tocchiamo il culo, la notte, di nascosto dai loro fidanzati.
- Già.
- E ora un paio di parole sul buon Leo Di Caprio. Il biondino detiene un record in fatto di film con donne che lo lasciano e lui muore. Oltre “Titanic”, in “Romeo + Giulietta” muore perché quella figlia di Capuleti non lo avverte del veleno, in “The Departed” la psicologa se lo scopa ma preferisce stare assieme al corrotto Matt Demon, capitano di polizia, che poi spara a Leo, in “Inception” il biondino quasi impazzisce appresso a una moglie che vorrebbe vivere in un mondo alternativo e perfetto - ecco che ritorna il sogno borghese -, in “Blood Diamonds” sempre Leo crepa per salvare delle persone che poi si ritrovano in mano dei diamanti, nel “Grande Gatsby” muore per colpa di una stronza ricca e borghese che manco gli fa una telefonata e se ne va col marito ricco e bastardo, in “The Wolf of Wall Street” ha una moglie troia che lo molla e gli porta via tutto…
- Checcacchio.
- Nell’immaginario collettivo Leo Di Caprio ha assunto il ruolo del martire. E anche un po’ del cazzone romantico ad ogni costo. La popolazione mondiale se l’è bevuta fino a ieri ‘sta cosa. Ecco perché non aveva mai vinto un Oscar, almeno fino a “The Revenant”.
- Perché?
- Perché anche là soffre moltissimo, okkei, è comunque la storia di uno che viene fatto a pezzi da un orso e deve tornare a casa a piedi, nella neve, ma nel film non ha né una fidanzata né una moglie e soprattutto, alla fine, resiste. Capisci? Resiste e lascia perdere il rancore, l’eroismo esasperato, le storie d’amore di merda…
- Finalmente. 
- Secondo me è per questo che gli hanno dato l’Oscar. Perché per una volta Leo ha detto “Sapete cosa? Voglio provarci anch’io a far la parte di quello che campa invece di sacrificarmi per voi stronzi”.
- Non ci avevo mai pensato.
- Tu, Corallo, non pensi mai a un cazzo. Tu fai danni e basta. Lo sai.
- Già.
- Almeno nella testa della gente sta cambiando qualcosa. E potrei azzardarmi a dire che la rivoluzione è vicina, Corallo.
- Leo vive e lotta assieme a noi?

- Forse sì, Corallo, forse sì.