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giovedì 11 febbraio 2021

Appunti notturni di Corallo

Mi fai sentire brutto.

Mi parli, mi guardi, mi valuti e alla fine mi sento brutto.

Inutile e sbagliato, è come mi fai sentire.

Nei giorni che passano, nei tuoi occhi, cresco come una pianta parassita, capace solo di produrre linfa infetta. Quando mi parli pare che il mondo mi odi e non mi voglia bene. 

Scarafaggio repellente da schiacciare.

Hai ragione tu?

Sono così sbagliato, perché mi abbatto e resto solo, perché è difficile fidarmi della gente, perché ho paura di perdere sempre?

Tu mi fai sentire brutto.

Mi parli, mi guardi, mi valuti e mi annienti.

È una vita quotidiana di pane avvelenato. Tu mi fai sentire sbagliato.

Mi spaventa guardarti negli occhi perché mi ci vedo brutto. E me lo dici, che ti deludo, che sbaglio a far tutto.

Mi chiudo dentro lo sgabuzzino di me stesso, la tua pelle morbida e i seni freschi, non me li merito più.

Senza speranze, senza possibilità.

Morirò solo e brutto perché ti parlo poco, non faccio programmi ma labirinti in cui mi perdo.

Poi mi riprendi un attimo, mi dici che son bello ma dura giusto il tempo per togliermi le ali, farmi cadere giù.

Sono incapace, sono sbagliato e sono brutto.

Forse hai ragione tu.

.

Considerando che la vita è una commistione di caos e schemi fissi, posso dare ragione a tutti, e posso dare torto a tutti, ugualmente, e poco importa, la vostra idea, la mia idea, è giusta, è sbagliata, l'esistenza è ingiusta, è giusta.

Ci sono cose che hanno senso in un solo senso.

Il surrealismo era un modo per provare a uscirne, rinoceronte, lacrima, Gesù Cristo, Amanda Lear, daccapo.

Fa male più vivere che morire.

C'è una nuova esigenza di analisi di dati, basta guardare le richieste di lavoro: vogliono quelli che sanno analizzare i numeri.

Non è vero che la creatività risolve i problemi. La creatività è spontanea e probabilmente indipendente dalla volontà del singolo. Ha più a che vedere con l'inconscio collettivo di un'epoca. Come il design.

Qualcuno dice che l'amore è la risposta finale a tutto. Forse, forse no, forse vaffanculo.

L'amore è la questione iniziale del tutto, e lo dico io. Nel percorso ci si perde, ragionevolmente, perché la vita è un'esperienza traumatica. E questa è l'unica verità.

La verità è che l'esistenza è una crudele passeggiata verso la morte.

Qualcuno è più predisposto a viversela bene qualcuno invece no.

La fortuna è basilare in ogni aspetto. Meglio aver fortuna che talento, è certo.

Chi ha un'etica forse ci si può attaccare perché è come un filo di Arianna in un gran labirinto. Ognuno ha ragione a farsene una di etica. Tanto sarà sempre relativa, nel contesto e nelle epoche.

Anche la questione della sintassi cambia.

E se ti piace o non ti piace, non importa a nessuno.

Credo che Narciso abbia già spiegato tutto, il nostro riflesso ci ha creato più problemi che soluzioni dall'inizio dei tempi.

È prettamente inutile tutto.

Scrivi pure i tuoi desideri su un foglietto e poi spera che ti vada bene, se ciò accade ritieniti davvero fortunato perché lo sei. E se non accade, fattela passare.

A me piace il caffè, il sesso e tutto ciò che ha a che fare con la scrittura e l'arte visiva. 

Probabilmente faccio parte di quelli che non sanno fare bene i calcoli.

Tanto ormai è assodato che ragione e torto sono convenzioni, per me per primo, perché sono egoista e narcisista. Magari sarò solo fortunato.

E resterò in ombra, ridacchiando perché solo ancora oggi ho 37 anni e mi sento un bambino vecchissimo.

State a guardare.

.

Mi sono comportato bene? Sono stato giusto? 

Me lo chiedo non solo per un singolo caso ma in generale. Per tutto. Quando vivevo a Barcellona e volevo invecchiare non era perché fossi meno bello ma perché potessi gestire le cose in maniera meno stupida. 

Ho capito che Dio esiste e che non siamo solo in balìa del caso, ho capito che vivere seguendo la giustizia e il rispetto più ampio possibile è sempre la scelta migliore. Ma nonostante Dio esista, nonostante una predisposizione reale alla verità e all'intelligenza profonda per me ormai sia assodata, non sarò mai esente dal dolore né dalle conseguenze del tutto. Ho sempre cercato una formula, una magia, una maniera per mettermi in salvo, come l'umanità ha sempre tentato di fare, spesso in modo goffo e drammatico, quando invece l'unica strada è accettare il mistero tragico e al contempo tentare di salvare l'anima anziché cedere al nulla. L'ho letto ovunque eppure non lo capivo. Ho dovuto comprenderlo da me. Sono partito dal basso, ho vissuto tutti gli stadi finora e continuo a progredire. Una società giusta permette uno svolgimento veloce e tutelato del percorso di evoluzione personale, non esclude gli errori, non toglie del tutto la possibilità di sbagliare, almeno un po' ad ognuno. 

Non c'è una formula precisa ma una serie di strade migliori.

.

È come dopo una lunga chemioterapia.
Anni di radiazioni, anni di vita, anni di rabbia e paura. Ma come la natura io mi riprendo, lentamente. Non muoio né mi riduco ai minimi termini: io mi rigenero. Sono un albero. Ho passato una lunga malattia che però non mi ha fatto morire. Anzi, mi ha insegnato tutto ciò che non sapevo. Ho vinto, che gioia. Ho imparato tutto il dolore e tutta la paura e l'esperienza vera della sofferenza per cui non c'è scampo. Perché sono ancora vivo? Mi è toccato vivere. C'erano forze che volevano distruggermi, portarmi via tutta l'energia, prosciugarmi, nutrirsi di me e farmi diventare io stesso la malattia. Ho subìto, ho chinato il capo, ho perso quasi tutto ciò che avevo, ma ho compreso i trucchi, ho capito le strategie, ho fatto le mie piccole mosse. E ho vinto. Ora è tempo di recuperare le forze. Si torna a casa per Natale, c'è da mangiare e festeggiare tutti assieme. Grazie a Dio.

.

"Un appunto" di Wislawa Szymborska

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;
essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;
distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;
stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.
Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;
e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;
e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.

Wisława Szymborska

.

"Ricostruzione. Ricostituzione. Montaggio e smontaggio della memoria. frammenti. Immagini incompiute. Sequenze senza finale. ricordare un percorso intero. E dopo un altro più lungo ma un percorso completo. ricordare nel tempo reale dell'evento. Invadere il tempo reale dell'evento con il tempo reale del ricordo (...) unisci i frammenti con precisione. Fallo apoco a poco . E riposati. Non ti inventare scenari, non completare i vuoti con l'immaginazione. La morale appartiene al passato"

venerdì 19 giugno 2020

Poesie N.

broken isn't bad
"cocaine and stars"

"Nulla può superare la futilità della nostra esistenza se non la follia delle nostre ambizioni", Oliver Goldsmith

N.1


Mio padre non voleva che io bevessi o fumassi.
Lui fumava e beveva.
Allora ho bevuto e fumato.
Mio padre mi proibiva tante cose che lui faceva.
Nessun insegnamento ho imparato, fino a quando non l'ho accettato.


N.2

Mio padre diceva
alle storie
non credere.
E non avere fiducia nel mondo.
Alle storie credevo,
un po' di fiducia
l'avevo.
Mio padre
s'era dimenticato
che di un cavallo bianco
mi aveva parlato,
quando ero ancora piccolo,
quando era ancora lucido.
È una vicenda
di un tempo passato,
è una questione
che ormai ho superato.
Prima che il mondo,
da bello a prigione,
proprio a mio padre
desse ragione.


-

La differenza
tra essere giovani e non esserlo, 
in amore,
questo io penso,
è nel crearsi milioni di attese,
dubbi,
tempi folli,
per fare o non fare una telefonata,
mandare quel messaggio,
dichiararsi o fingersi indifferenti,
dilatare lo spazio
per un bacio
agognato,
per poi rovinare tutto,
comunque.
Questo accade quando si è giovani,
in amore.
Quando non lo si è più, invece,
senza perder tempo
si manda a puttane tutto.
E poi,
lentamente,
si ripara.


N.3

Mio padre diceva
non andare a donne
ma
trovane una,
cercala giovane,
crescila bene.
Sono andato a donne,
ne ho avute tante,
ero arrogante,
e sono loro
che mi hanno cresciuto.
Ho avuto mille amori,
nemmeno uno è stato una gabbia.
Ho dato un milione di baci,
neppure uno
è stato di rabbia.
Ho avuto tante donne,
a tante mi sono dato,
neanche una era
come mio padre diceva.



broken isn't bad
"ass, flowers, love, moon"
N.4

Alla fine di una giornata
votata a votare,
perché democrazia
è
partecipare,
nella mia mente
resta
un solo pensiero.
Oltre le masse,
la storia dei vinti,
i tiranni,
le sorti di genti,
vaganti nel mare,
dispersi in città,
ciascuno convinto
la fine verrà,
anche mio padre sarebbe d'accordo:
esprimi il tuo voto
e poi ama,
fino alla fine del giorno.
E fallo anche porno.


---

Non più likes su Instagram.
L'assenza di numeri pubblici sotto le foto incoraggia la qualità degli autori e reprime le manie di grandezza di personaggi di dubbio gusto.
A volte è necessario eliminare il conteggio burocratico affinché si diventi liberi e creativi, forse sinceri.
Estenderei la scomparsa dei likes anche, e soprattutto, ai profili politici. Anzi chiuderei i loro account privati per aprire solo canali ufficiali.
Intanto anche Facebook e Twitter dovrebbero procedere nella stessa direzione, affinché la nevrosi da "mi piace" svanisse del tutto.
Vale ancora il detto "balla come se nessuno ti stesse guardando". 
Balla e basta.



domenica 11 giugno 2017

Just send chocolate

"Non c’è niente di speciale nella scrittura. 

Devi solo sederti davanti alla macchina da scrivere e metterti a sanguinare"


Ernest Hemingway



Dunque, a un certo punto ho capito di dovermi dare una calmata, altrimenti finivo male. Male davvero, senza scherzi. É molto più facile impazzire che restare sani, in ogni caso. Anche se non si va in cronaca nera il mondo è pieno di gente folle che soffre, e mi dispiace senz'altro. Fosse per me dovrebbero essere tutti liberi e soddisfatti, pieni di consapevolezza e amore. Liberi, soprattutto, di quella libertà che va di pari passo con la cultura e il rispetto proprio e altrui. Ma non è così, purtroppo. 
E come dicevo all'inizio, ho rischiato di brutto di diventare un matto, magari integrato in una società malata, ma pur sempre un matto. Cosa mi ha impedito di esserlo? I libri, innanzitutto, e la scrittura. La psicologia, la filosofia, i film giusti, l'arte, la musica. Alcune persone, anche. Sí, certi rapporti mi hanno salvato. Altri no, anzi, hanno rischiato di portarmi ancora più a fondo. Ne ho conosciuta di gente fuori di testa, soprattutto mentre mi "disintossicavo" da dinamiche malate. Oh, facevo schifo anch'io, non dico di no, però mi ci mettevo d'impegno. Sia a far schifo che a venirne fuori. Ma in quel periodo di transizione lasciavo spazio a persone borderline che non si capiva esattamente cosa volessero. Addirittura qualcuna tentava di guarirmi. Venivamo da me, mi coccolavano, seducevano, si facevano spazio nel mio quotidiano confuso, entravano nella mia vita e provavano a darmi dei consigli. In realtà cercavano aiuto, forse più di quello che cercavo io stesso, per me. Loro davano qualcosa a me per ricevere qualcosa da me. E quando me ne accorgevo, Cristo Santo, rompevo il dialogo. Perché stavo male di mio, cazzo, e gliel'avevo detto che stavo provando a uscirne, ma loro niente. "Solo io ti capisco e solo tu puoi capire me!", dicevano loro, senza accorgersi che non ero né il loro psicologo e nemmeno un loro amico. Già, era dura da accettare dopo tutte quelle ore passate a parlare di traumi, aspettative e delusioni. Lo stesso non ero un loro amico, ero solo uno confuso, pieno di rabbia e paura, che tentava di non morire. Allora quelli tentavano di farmi fuori. Soprattutto le donne, giá. Tutta la rabbia repressa per gli ex fidanzati, padri, fratelli, sconosciuti etc. ricadeva su di me, perché io ero Nelson Corallo*, l'infame. E dovevo pagare, in un modo o nell'altro anche per i cazzi altrui.
All'inizio me la prendevo. Rispondevo male e giocavo ad alimentare la loro rabbia, perché in fondo ero un sadico, pensavo addirittura che mi cercassero proprio per quella mia virtù oscura. Insomma, mi dicevo "Che cazzo, se avevano voglia di parlare con me, andava bene. Leggevano le mie storie di sesso, ok, magari ci si confrontava, però chi le conosce? Mica erano le ragazze che avevo odiato oppure amato, o tutte e due le cose. Erano persone virtuali. Anche quelle con cui avevo bevuto qualcosa, dal vivo, anche loro erano sconosciute in fondo. Eppure pretendevano da me "qualcosa". E allora vaffanculo!"
Mi sentivo depresso, arrabbiato, e ancora depresso. Ma alla fine provavo pena. Perché nel frattempo vedevo un po' di luce, una certa chiarezza e luminosità nella mia vita, dopo tanti sforzi. Allora restavo semplicemente zitto. E continuavo i pochi rapporti sani che ero riuscito faticosamente a costruire con altre persone. Formichine, bricioline, cosettine belle. 
Certo, ogni tanto avevo delle ricadute, tipo che una leggeva le mie cose e mi scriveva. Faceva complimenti, piccole fusa notturne ma non capiva. Proprio non capiva che se mi avesse detto "aiutami", l'avrei fatto. Col cuore. Invece lei mi provocava nonostante fossi "morto", tentava di parlare col mostro di me stesso, che rispondeva sibilando, e dopo un attimo le chiedeva di mandare almeno delle foto zozze, o di venire a scopare portandosi dietro un'amica cagna, diceva che se proprio voleva resuscitare la mia ombra, Cristo di Dio, lo facesse nella maniera più sordida e porca possibile! Non carezze, non paroline, non timide provocazioni ma SANGUE e CARNE, ANIMA CORROTTA, PORNOGRAFIA, DEPRAVAZIONE...
Niente.
Perché loro non volevano giocare per davvero, non fino in fondo. E non volevano nemmeno cambiare vita. Ché se lo avessero voluto, giuro, avrei potuto dare una mano. Perché sono un esperto ormai, lo so fin dove si potrebbe arrivare a far schifo, ma so anche come si fa a tornare indietro prima che sia troppo tardi. 
Dopo aver scritto "La Morte di Corallo*", sono cambiato. E' stato il mio passaggio in un'altra dimensione, giuro. Un personalissimo attraversamento del fiume Giordano, dove si lasciano le pietre alle spalle e non si guarda indietro. Ma molta gente non l'ha capito, all'inizio nemmeno io, in effetti. Allora ho dato lezioni private di scrittura autobiografica e studio degli archetipi. L'ho fatto per i soldi, anche per i soldi, perché ho un diploma di master in scrittura e regia. E l'ho fatto anche perché lo so fare. Infine l'ho fatto per dimostrare che non ero più quello di prima, quel bamboccio che chiedeva, chiedeva, chiedeva aiuto, commiserazione e cioccolata emotiva senza mai cambiare. No, ero diverso rispetto all'inizio di tutta la faccenda.
Quindi dicevo che davo lezioni di scrittura e vedevo che in molti/e mollavano quando si arrivava troppo vicini al "mostro" che ognuno deve per forza incontrare, riconoscere e sconfiggere, oppure trasformare, per andare avanti. Mollavano perché fa paura, è normale. Il problema è che poi  se la prendevano con me, con Nelson Corallo*, con tutti, tranne che con loro stessi. Mollavano ma pretendevano la mia "amicizia". Dicevano "Noi siamo uguali, io e te", ed io li guardavo e dicevo "No, non è così", ma quelli a insistere "Tu DEVI essere mio amico! Siamo PARI!", "Ma quale parità?!", rispondevo, "Che manco mi rispetti dopo tutta la merda che ho dovuto ingoiare e poi ripulire. Che ancora mi vedi come un sociopatico mentre non ti accorgi di quanto sei infognato/a nel tuo stesso fango, e non ti sforzi per uscirne". 
E mi dispiaceva. 
Ci vuole forza e impegno. 
Io l'ho fatto.
"Tu sei un arrogante! Ti metti su un piedistallo e sei troppo severo!", dicevano ancora, "E cazzo, sì! Sono spietato con te perché lo sono stato con me stesso, Cristo Santo!", rispondevo, "Altrimenti a che serve? Noi non siamo amici! Siamo persone che vogliono uscirne!". Niente, tentavano di farmi fuori lo stesso, come se fosse proibito avere un minimo di esperienza alle spalle.
Però altri non hanno mollato, sono pochi. Quelli a cui ancora do una mano, gli faccio vedere i trucchetti, li accompagno nel percorso. E li vedo diventare liberi, forti, consapevoli. Alla fine diventiamo amici per esigenza naturale oppure ognuno va per la sua strada, serenamente.
Voi?
Che volete, voi?
Cioccolata?
Ok, se siete in cerca di un momento di passionale oscurità per poi tornare a fare finta di niente, se vi rivolgete a me perché vi piace la maschera di Nelson Corallo*, e se siete femmine, almeno quella cioccolata fatevela sciogliere addosso e alla fine SCO-PI-A-MO!
"Scopare, fottere, ficcare", vi direbbe Nelson Corallo*, perché lui era malato e tossico ma era anche un idealista. Nella sofferenza si svenava fino in fondo. E ci vuole coraggio, anche a fare cose folli. 
Già. 
Per il resto è sufficiente la mediocrità.

martedì 21 marzo 2017

Il Cinema di Corallo*, Vol.2, "La Sirenetta voleva Sesso e X-factor"

Il Cinema di Corallo*, Vol.2, 

"La Sirenetta voleva Sesso e X-factor"



La prima volta che ho visto “La Sirenetta” avrò avuto dieci anni, forse undici. E non al cinema ma a casa, in soggiorno. Sì, per forza in soggiorno, è là che c’era il videoregistratore.
Poi l’avrò rivisto altre mille volte perché mia sorella, la Stellina, era davvero piccola e continuava a ficcar dentro la videocassetta mentre io me ne stavo seduto al tavolo da pranzo, a far finta di studiare. Mia sorella comandava, non c’era un cazzo da fare, e che volessi o meno dovevo vedere la Sirenetta, punto. E’ per questo che, formalmente, posso dire d’aver avuto una relazione con l’adolescente dai capelli rossi e il reggiseno a conchiglia. Per forza ci sono rimasto condizionato.

- Di che cazzo stai parlando?! - fa Corallo* spuntando dalla mia stessa ombra.
- Lo sai benissimo - dico io.
- Devi demolire anche “La Sirenetta”? Non t’è bastato “Titanic”? [ vedi: Il Cinema di Corallo*, Vol.1 ]. A me quella ragazzina è sempre piaciuta, lasciala stare.
- E’ normale che ti sia piaciuta, Corallo. Per un sacco di motivi. Te li dico?
- Sentiamo.
- La Sirenettta è bellina, vive in fondo al mare e ha tanta voglia d’avventura. Anzi sta proprio smaniando, a dirla tutta. E’ piena di sesso, ma è inconsapevole.
- Già, aveva un’aria furba la ragazzina.

Pure io ero un ragazzino. E anche se avevo già dato dei baci con la lingua e toccato qua e là certe mie coetanee, non mi era del tutto chiara l’intera faccenda del sesso. C’era ancora un mondo da scoprire. Così come nella fiaba di Andersen, dove la sirenetta ha quindici anni, il padre è il Re del Mare, e c’è la questione di uscire in superficie a vedere il mondo.

- Certo, anche nel film va così…
- Sì, Corallo, ma ci sono un sacco di differenze con l’originale, perché la Disney è diabolica.
- La Disney? 
- Sì.
- E perché cazzo sarebbe diabolica?

Prima di spiegarlo, c’è da dire che al di là del lato corallino ero turbato dalla Sirenetta. 
Insomma mi piaceva parecchio, forse più di Lamù (che era più erotica), e forse proprio perché Ariel era mezza nuda ma innocente, umida ma senza mai capire il perché, curiosa ma impedita. 
Nel film della Disney la protagonista era come noialtri in preda ad ormoni e pulsioni che spingevano ogni giorno.

- Già, il sesso, la chiave di tutto.
- Sì, Corallo, proprio il sesso. 
- Beh?
- Fai conto che se mia madre entrava in soggiorno, mentre quella cassetta continuava a girare nel videoregistratore, mi sentivo una vergogna addosso, come se mi avesse sgamato a fare chissà che…
- Sfigato.
- Eppure era da parecchio che mi facevo le pippe coi giornaletti e fumavo le canne in strada, senza rimorsi, ma mentre passava quel cartone animato mi sentivo allo scoperto…
- Essì.
- Come se mia madre potesse leggermi nella mente.
- Le madri lo fanno.
- Come se potesse capire che provavo una reale attrazione per quella ragazzina dai capelli rossi, capisci? Ariel era là a guardare verso l’alto, oltre la superficie, per capire cosa cazzo stesse succedendo là fuori…
- E per il sesso.
- Esatto, il lato diabolico della Disney. 
- Perché Andersen non la faceva pensare al sesso?
- Nella fiaba originale il Re del Mare dà il permesso alla figlia di dare uno sguardo oltre la superficie, perché così dice la tradizione delle sirene, e lei lo fa. Così scopre che gli esseri umani hanno le gambe e un’anima eterna, mentre lei dovrà morire e tramutarsi in spuma di mare. Per questo motivo fa un patto con la Strega: rinunciare alla voce per avere i piedi.
- Beh?
- Invece nel film il padre proibisce ad Ariel di andare in superficie, e rende tutto più eccitante, punto primo. E punto secondo, è pieno di riferimenti sessuali. Dalla forma fallica del granchio che le sta sempre attorno, alla canzone che dice “Under the sea, darling it's better, down where it's wetter, take it from me” (In fondo al mare, tesoro è meglio, sotto è più bagnato, prendilo da me), fino alle immagini nella caverna della Strega del Mare.
- La strega è un puttanone.
- Già, è una femmina corrotta, piena di curve, ammicca di continuo. E’ lurida rispetto alla ragazzina. E nel film c’è tutta una motivazione per cui Ursula, così si chiama la strega, vuole corromperla per conquistare il Regno del Mare. Cosa che manca nella fiaba, dove la strega è semplicemente una strega e fa il suo mestiere. Nella versione Disney invece ha il ruolo d’antagonista che cova rancore. In pratica è una terrorista.
- Tipico, no?
- Senza contare che il film è del 1989, anno della caduta del muro di Berlino. Da quel momento in poi l’U.R.S.S inizia a smantellarsi.
- E allora?
- Ursula è un riferimento all’U.r.s.s.
- Mah.
- Comunque, sia nel film che nella fiaba la sirena rinuncia alla propria voce per avere le cosce. Ormai il patto è fatto, e lei si ritrova su una spiaggia, tutta nuda.
- Già.
- E deve conquistare l’amore del solito Principe, altrimenti muore. Come a dire che una ragazzina sta al mondo solo per trovare un fidanzato. Ma è muta, e il tizio non è tanto sveglio.
- E’ proprio un coglione.
- Sì.
- Beh, poi?
- Qui c’è la differenza abissale tra la favola e il film. Nella versione di Andersen la Sirenetta non riesce a fare innamorare il principe e quello va a cercarsi un’altra ragazza nel paese a fianco, stop. Allora le sorelle di lei si fanno tagliare i capelli, li portano alla Strega del Mare e in cambio si fanno dare un pugnale. Se la Sirenetta sgozza il principe e col suo sangue ci si bagna i piedi può tornare in fondo al mare, altrimenti muore.
- E lei?
- Rinuncia ad accoltellare il tizio, che comunque non l’ama, e si trasforma in spuma di mare. Ti rendi conto?
- Cazzo, non me lo ricordavo.
- La versione disneyana va totalmente in un altro modo. Quei bastardi eliminano l’azione più importante della protagonista femminile. E mentre nella fiaba originale lei è un’eroina, nel film ricade tutto sulla Strega del Mare che tenta di sposare il Principe usando la voce della Sirenetta.
- Beh, mica scema.
- E il Principe, che non ha mai fatto niente in vita sua, sale sul relitto di una nave e riesce a farla fuori penetrandola con la punta di legno che sta davanti alle barca…
- Il bompresso.
- Quel coso, sì.
- E’ un altro riferimento sessuale?
- Lo è tutto in questa analisi.
- Vuoi dire che la protagonista è una donna ma a risolvere tutta la faccenda è il bellimbusto che penetra?
- Esatto.
- Beh, ma chi se ne fotte, no? La Sirenetta della Disney ci piace proprio perché è bellina, vuole uscire dai confini di casa del padre, ha voglia di sesso e ha ispirato un bel po’ di fantasie erotiche. Porca puttana eva cazzo, anche tu sei stato fidanzato per anni con una dai capelli rossi, gli occhioni maliziosi e del segno dei pesci, no?
- E’ vero. 
- E allora storia chiusa, anche se la Disney manda a puttane il senso delle fiabe, ok. 
- Non ho detto che la Sirenetta è sbagliata, ho detto che la versione cinematografica manda a farsi fottere il messaggio migliore. Checcazzo, passa solamente il concetto che Ariel vuole aprire le cosce - e siamo tutti d’accordo -, si innamora di un coglione - va bene pure questo -, e rinuncia alla voce per l’apparenza…
- Come quelle che partecipano ai talent show?
- Tolgono loro una dote per farle sembrare bamboline mute, no?
- Anche a quelle che cantano?
- Anche a quelle che cantano, sì. Non le sta ascoltando nessuno. Le stanno solo guardando, vogliono sapere quanti followers hanno su instagram, se si sono scopate uno dei giurati, quanti tatuaggi hanno addosso. Roba di gossip. Non c’entra niente il talento, solo competizione e chiacchiere.
- Già.
- E allora ‘fanculo, per me la versione della Sirenetta che non accoltella il principe è la migliore. E’ la più nobile tra le donne.
- In effetti, però muore. Vaglielo a dire a quelle che sperano in una felicità a buon mercato! A quelle che partecipano alle merdate televisive e magari ce la fanno a vincere qualcosa! Almeno loro godono… 
- Ma c’è sotto la storia del “Dai, è tutto un circo, fai ‘sto gioco e poi torni ad essere seria! Guarda quella, guarda quell’altra, loro ce l’hanno fatta”. Non è deprimente?
- Non mi riguarda. Alla fine ognuno è libero di sprecare la vita come gli pare. E sentirsi re o regina per una notte, perché no?
- Certo, Corallo, capisco il tuo punto di vista. Solamente che provo a vederla anche in un altro modo. Ma a te, in fondo, non importa niente, no? 
- So solamente che vorrei farmele tutte. Sirenette e non sirenette. Cazzo ce ne frega?! 
- Corallo, e poi?
- E poi non lo so. Ma a ‘sto giro niente episodio corallino?!
- Sì, in effetti, potrei parlare di quella volta della festa in piscina.
- Ah, sì, per restare in tema acquatico.
- Quand’è stato?
- Anni fa.
- Lavoravo da poco per il Programma Tv con i tizi in giacca e cravatta. Un mio amico mi telefona e mi dice di accompagnarlo nella villa di certa gente. Arriviamo nel pomeriggio, fuori città. Una bella casa in campagna, sul retro il giardino con la piscina. Faceva caldo, forse era giugno. Sto là e dopo un po’ mi presentano la fidanzata di uno di quelli che avevano organizzato la festa…
- Sì, la ragazza con la faccetta da furba.
- Già, continuava a girarmi attorno. Si buttava addosso con la scusa di fare gli scherzi in acqua. 
- Mmmm…
- Poi s’è fatta sera. Mi ricordo che era pieno di gente in giro, alcool dappertutto. Ad un certo punto me ne stavo sdraiato a bordo piscina con una bottiglia di vodka. Un po’ ne bevevo e un po’ ne sputavo addosso alle tipe in bikini che mi passavano di fianco.
- Eri una fottuta rockstar!
- Erano i tempi in cui scrivevo le avventure di Nelson Corallo* ma non avevo ancora capito che stavo diventando proprio come te.
- Diciamo che agivo nell’ombra.
- Fatto sta che la tipa continua a buttarsi addosso, mezza nuda e sempre bagnata. A un certo punto mi accorgo di essere troppo sbronzo, esco dalla piscina. E quella mi raggiunge sul prato. Solo che c’è sempre il tipo a controllarla a poca distanza. Così non riesco proprio a farmela, anche se è sempre là a portata di mano.
- E poi?!
- Mi vergogno a dirlo.
- Dai, cazzo!
- Ero ubriaco ed esasperato. Le ho dato un morso sul culo, le ho lasciato il segno, c’è stata mezza rissa e mi sono ritrovato a vomitare in una siepe. Il mio amico mi ha portato via di peso prima che mi sbattessero fuori loro.
- Che bellezza, no?!
- Già…
- T’hanno mai più invitato ad una di quelle feste?
- Mai più.
- E la tipa?
- Mai rivista. So soltanto che dopo un po’ ha tradito il fidanzato e l’ha mollato. Lui c’è rimasto sotto, un bel po’ sotto.
- Beh, c’era da aspettarselo.
- Sarà…
- Avere questo ricordo corallino, stai sicuro, ne valeva la pena. Sono i momenti d’ebbrezza che valgono sempre la pena. Eri vivo, Cristo di Dio! Eri vivo e spaccavi!
- Se lo dici tu, Corallo*.
- Beh? Preferiresti essere la versione Disney di te stesso?! Vorresti il buonismo ipocrita?! 
- Non credo proprio.
- E allora?
- Magari la versione realistica di me stesso. Intanto ho appena scritto un altro pezzo sul Cinema di Corallo*. Settimana prossima ne scrivo ancora.
- Che film?
- “La vita di Adele”.
- E perché?
- Perché è la versione realistica di un Amore. Dopo l’infantilismo di “Titanic” e l’adolescenza de “La Sirenetta”, manca il capitolo su una donna adulta.
- C’è sesso?!
- Assai.
- E allora mi sta bene, baby.